Un anno di sapori, Ottobre: Su Filindeu

Tra le lande selvagge della Barbagia antichi e misteriosi borghi celano una rarissima benedizione, tramandata per generazioni da poche dita capaci di una simile impresa. Qualcosa di unico al mondo! Un’opera d’arte culinaria secolare che oggi rischia l’estinzione: Su Filindeu.

I fili di Dio sono il risultato di una particolarissima tecnica di produzione artigianale della pasta. Una lavorazione così laboriosa e complessa che può essere realizzata esclusivamente a mano. I tre strati di filamenti ottenuti dall’impasto vengono sovrapposti e intrecciati l’un l’altro per formare un fitta maglia, e poi lasciati essiccare al sole su un letto di asfodelo.

Non esistono regole e tempi precisi, che definiscono il momento perfetto, per iniziare a tessere la pasta in finissimi fili, esattamente 256 filamenti sottili come un capello. Né uno di più né uno di meno! Ecco da dove deriva la genealogia del termine Filindeu.

Ormai solo poche mani al mondo sanno tessere la pasta come se fosse un arcano papiro religioso.. l’acqua, il sale, la semola, la farina non sono semplici ingredienti! Dietro la realizzazione del piatto c’è qualcosa di più grande!

Su filindeu non è solo la pasta più rara al mondo, usata per realizzare la tipica ricetta sarda. I “fili di Dio” sono una vera e propria opera d’arte culinaria parte di un arcano rituale religioso. Fin dai primi pellegrinaggi al Santuario di San Francesco di Lula, ai fedeli di ritorno dal sentito cammino, veniva offerto dalla restante comunità come caldo ristoro. Inzuppato nel tradizionale brodo di pecora con una grattata di buon pecorino.

Ecco come realizziamo il nostro piatto. Come un antico patto barbaricino tra famiglie che ha come specchio una ricetta da custodire segreta.

Seguono gli scatti della preparazione della ricetta.